sabato 1 novembre 2014

Come fotografare una partita di calcio

Da dove fotografare una partita di calcio.

Be innanzitutto meglio entrare in campo. Da fuori, se esiste una tribuna meglio dotarsi di un tele almeno 300mm, se la tribuna non esiste allora dobbiamo fare i conti con la rete che delimita il campo di gioco con quello del pubblico.




I consigli di Alessio Beltrame.

La posizione da tenere in campo quando si fotografa una partita di calcio è senz'altro uno degli aspetti più trascurati dai principianti. Chiedete ad un novizio o ad una persona qualunque quale punto di un impianto sportivo è la posizione ideale per fotografare la partita: quasi invariabilmente vi risponderanno che il punto migliore è in tribuna, ben al di sopra della recinzione e in corrispondenza della metà campo, in modo da “vedere” bene tutto il campo.
Ebbene, quel punto è in assoluto il peggiore di tutti. Ok, fotografare la partita a livello del terreno da dietro la rete è effettivamente una situazione peggiore, ma un caso del genere non lo prendo nemmeno in considerazione. Sono una mosca bianca? Non credo, sono in buona compagnia. Tutti i migliori professionisti scattano esclusivamente da bordo campo e se lo fanno i “pro” dei motivi ci saranno. Vediamo quali.



Vicinanza all’azione


E’ il motivo più banale di tutti: in un impianto sportivo tipico per una squadra dilettanti, posizionarsi in tribuna comporta allontanarsi dall’azione anche di 20-30 metri. Come abbiamo già visto, il calcio richiede teleobiettivi con focale molto lunga e allontanarsi di altri 20 metri è sicuramente uno svantaggio. Tenete presente che posizionandosi all’altezza della metà campo le porte saranno a circa 70-80 metri di distanza in un impianto con la pista di atletica, mentre le bandierine dal lato opposto a circa 100 metri.

Schiacciamento della prospettiva


Utilizzare un teleobiettivo provoca già di per se uno schiacciamento prospettico. Se a questo sommiamo un ulteriore contributo dovuto al punto di vista sopraelevato quello che otteniamo è un’immagine in cui i giocatori sembrano più piccoli di quanto siano in realtà. Anzi, spesso sembrano proprio tarchiati.
Si tratta dell’effetto opposto a quello ricercato dai fotografi che in un ritratto a piena figura vogliono esaltare l’altezza del soggetto e per fare questo si posizionano molto in basso, spesso sdraiati sul pavimento. D’altra parte fateci caso: quando guardate una partita in TV, con un inquadratura dalla tribuna vi è piuttosto difficile capire quanto siano veramente alti i giocatori; quando poi il regista stacca su una telecamera a bordo campo tutto cambia magicamente e vi accorgete immediatamente che tra Giovinco e Buffon ci sono 30 centimetri di differenza.


Con una vista dall’alto il giocatore appare più basso della sua altezza reale


Un diverso punto di vista

Se fotografate la partita dalla tribuna offrite a chi osserva la partita esattamente quello che ogni spettatore ha potuto vedere con i propri occhi. In parole povere, la vostra foto corre il rischio di essere noiosa.
Viceversa, se vi posizionate a bordo campo potrete cogliere delle situazioni che dalla tribuna non è possibile percepire. Con una lunghezza focale opportuna e scattando da bordo campo potete invece ricostruire quello che uno spettatore avrebbe visto se fosse stato in campo, fianco a fianco con i protagonisti dell’azione. A mio modo di vedere, questo fa tutta la differenza del mondo.
Una foto scattata da bordo campo fa “entrare” l’osservatore in mezzo all’azione

Ora iniziano i problemi

Adesso che abbiamo capito che posizionarsi a bordo campo è meglio che in tribuna, sorgono alcuni problemi non indifferenti. In ordine di complessità crescente:
  • OK, mi metto a bordo campo. Ma dove esattamente?
  • Oggi piove: come mi comporto?
  • Come faccio ad avere il permesso di entrate in campo?
Grazie ad Alessio Beltrame per i preziosi consigli.

Adesso se il fotografo è come me un Papà che lo fa per sola passione allora la speranza è che la squadra in cui gioca il figlio vinca 11-0



Grande  CORBETTA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 


domenica 9 marzo 2014

Carnevale Ambrosiano Origini




Carnevale 2014

Carnevale 2014: origine e significato della festa più allegra dell’anno

Tradizionalmente viene indicato con il termine “Carnevale” il periodo di tempo che intercorre tra il 17 Gennaio (festa di S. Antonio abate) ed il primo giorno di Quaresima. In realtà l’inizio del periodo carnevalesco varia da regione a regione, in alcune appena dopo l’Epifania, in altre dopo la Candelora del 2 febbraio, ma per quasi tutte (fa eccezione l’Arcidiocesi di Milano) si conclude il giorno di martedì grasso, che precede il mercoledì delle ceneri, primo giorno di Quaresima. Se il periodo di Carnevale è festeggiato con feste mascherate, sfilate di carri allegorici e danze, nei quaranta giorni successivi, che ricordano, nel numero, quelli del digiuno di Gesù nel deserto, i cattolici si dedicano alla preghiera ed ad opere di carità, associate a digiuni e penitenze.
 
 
L’etimologia del termine “carnevale” risale quindi con ogni probabilità al latino “carnem levare”, espressione con cui nel Medioevo si indicava la prescrizione ecclesiastica di astenersi dal mangiare carne a partire dal primo giorno di Quaresima, sino al “giovedì santo” prima della Pasqua, con specifico riferimento al banchetto d’addio alla carne che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso.
 
Certo non è facile indagare sulle origini di una festa come il carnevale, arricchitosi nei secoli, ed al variare delle realtà geografiche, di sfumature sempre nuove, ma è possibile comunque individuare un comune denominatore nella propiziazione e il rinnovamento della fecondità, in particolare della terra, attraverso l’esorcismo della morte. Il periodo carnevalesco coincide infatti con l’inizio dell’anno agricolo, un chiaro indizio che permette di collegarlo alle feste greche di impronta dionisiaca (le feste in onore di Dionisio, dio greco del vino, caratterizzate dal raggiungimento di uno stato di ebbrezza ed esaltazione entusiastica) e a quelle romane dei Saturnali (in onore di Saturno dio delle seminagioni).
 
Nella Roma arcaica il mese di febbraio era un tipico periodo di passaggio, dall’anno vecchio al nuovo, in cui si ripetevano i riti di espiazione per le anime dei morti, ma già allora, in quei giorni dedicati ai defunti e alla purificazione s’intrecciavano feste di significato diverso, come i Lupercali, legati ai riti di fecondazione e i Saturnali. In particolare durante i festeggiamenti in onore di Saturno era prescrizione darsi alla “pazza gioia” per favorire un raccolto abbondante e un anno di benessere e felicità. In questo periodo di sette giorni si conducevano per la città carri festosi tirati da animali bizzarramente bardati ed il popolo si riuniva in grandi tavolate, cui partecipavano persone di diverse condizioni sociali, abbuffandosi tra lazzi, danze ed oscenità. E’ inoltre lecito sostenere che l’antica figura del re dei Saturnali abbia continuato a vivere nella burlesca figura del re del carnevale: inizialmente impersonato da un uomo che veniva sacrificato per il bene della collettività e poi sostituito con un fantoccio di paglia: esso veniva bruciato la sera del martedì grasso come una specie di vittima designata che morendo purificava la comunità, di modo che si potesse intraprendere un nuovo anno sotto diversi auspici. I Saturnali rimasero le feste più popolari e diffuse fino all’avvento del cristianesimo, i cui riti pagani continuarono però a sopravvivere anche nel cerimoniale cattolico.
 
Benché facenti parte della tradizione cristiana, i caratteri della celebrazione carnevalesca hanno quindi origine in festività ben più antiche, espressione del bisogno di un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie, per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo ed anche alla dissolutezza. Da un punto di vista storico e religioso, il Carnevale rappresenta, dunque, un periodo di festa, ma, soprattutto, di rinnovamento, seppure per lo più simbolico, durante il quale, il Caos sostituiva l’ordine costituito, che però, una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva rinnovato e garantito grazie alla simbolica condanna a morte del fantoccio che rappresentava allo stesso tempo sia il sovrano di un auspicato e mai pago mondo di “cuccagna”, sia il capro espiatorio dei mali dell’anno passato. La fine violenta del fantoccio poneva termine al periodo degli sfrenati festeggiamenti e costituiva un augurio per il nuovo anno in corso, tanto che tale cerimonia ancora si compie in molte località italiane, europee ed extraeuropee.
 
Al rovesciamento dell’ordine prestabilito, al rituale di fecondità della terra, come del grembo materno ed al periodo dedito al culto dei morti, si lega inoltre l’uso della maschera: essa è simbolo della forza vegetativa della natura, del mondo animale e di quello degli inferi. Rappresentava le anime dei trapassati che, evocati dai riti propiziatori, salivano sulla terra per auspicare un abbondante raccolto. Il Carnevale si inquadra, quindi, in un ciclico dinamismo di significato mitico: simboleggia la circolazione degli Spiriti tra Cielo, Terra e Inferi. Quando la terra inizia a manifestare la propria energia, il Carnevale segna un passaggio aperto tra gli Inferi e la Terra abitata dai vivi. Le Anime, per non diventare pericolose, devono però essere onorate e per questo si prestano loro dei corpi provvisori, le Maschere, così che esse possano creano un nuovo regno della fecondità della Terra e giungano a fraternizzare allegramente fra i viventi. Mascherandosi si invitavano gli spiriti e le anime trapassate a visitare i villaggi, dando loro la possibilità di fare bagordi in cambio di abbondanti raccolti.
 
Nel Medioevo e nel Rinascimento i festeggiamenti carnevaleschi raggiunsero poi il periodo di massimo splendore a Venezia, Firenze e Roma. E’ questo anche il periodo in cui i semi del coriandolo prendono ad essere glassati con lo zucchero, dando avvio alla tradizione dei coriandoli di Carnevale, in un secondo momento formati da pallottoline di gesso e attualmente divenuti i largamente conosciuti e adorati dischetti di carta colorata: le ancestrali credenze legate al Carnevale sono ormai scomparse, ma la festività rimane tutt’oggi permeata di rituali mitici in tutti i suoi aspetti.
 

Link a tutte le Foto.
https://picasaweb.google.com/106276078777491313335/CarnevaleAmbrosianoMagenta#



sabato 8 febbraio 2014

Glamour

Che cosa è il Glamour
A cura di: Dario Broch Ciaros tratto da Nikon School

Glamour è un termine francese presto adottato internazionalmente per rappresentare il fascino derivante dagli sguardi e dagli atteggiamenti del soggetto ritratto.
A differenza del nudo il glamour concentra l'attenzione su gli elementi simbolici che vestono il soggetto o che lo circondano, capaci di determinare nell'osservatore la fascinazione e l'eros: appare chiaro che le simbologie variano a seconda dei sistemi culturali del pubblico a cui ci si rivolge, e che gli stessi simboli potranno generare, in diversi pubblici, interesse, attrazione o repulsione.

Il rapporto tra fotografo e soggetto è ingrediente essenziale del glamour. Il gioco che si istaura è di reciproco "possesso" mediato dalla fotocamera: più intenso è il gioco, migliore sarà il risultato espressivo.
Ma attenzione, il fotografo ha il solo compito di catturare le espressioni e riprodurle con il migliore risultato possibile.
 
Rapporto modella/ fotografo
Come anticipato la difficoltà più presente è quella di non riuscire a "legare" con la modella anche se pur le prime volte siano nostre care amiche quelle disposte a farsi immortalare da noi.
L'imbarazzo di posare in maniera sensuale o provocante di fronte ad un obiettivo è spesso fonte di gelo da ambo le parti, con conseguenti ed inevitabili foto banali se non tendenti al volgare (altro aspetto che affronterò più avanti).
Bisogna far quindi di tutto e di più perché la nostra modella si senta a suo agio e sicura di avere di fronte se non un professionista almeno un individuo propenso a valorizzare la sua bellezza femminile e non un comune voyeur.
Attenzione, e permettetemi di dirvelo, ai vostri pensieri: fate si che non vadano mai gestiti al di sotto della vostra cintola, spesso agli inizi di questa meravigliosa avventura che è la fotografia glamour non si è proprio abituati a vedere di fronte a noi splendide fanciulle magari semi nude in atteggiamenti pseudo provocanti, e il rischio è che la nostra natura seppur fragile di maschio prenda il sopravvento sulla nostra creatività.

Troppe volte ho visto nei miei vari work shop fotografi, o che si reputavano tali, deconcentrarsi dinanzi ad una avvenente fanciulla: se il sentimento non rimane puro creerete e trasmetterete inevitabilmente un muro di ghiaccio tra voi e la modella ponendo fine alla speranza di fare un buon lavoro.
Il mio consiglio è quindi di rimanere concentrati sull'immagine o le immagini che vorrete ottenete senza farvi distrarre da sogni proibiti.
Altro secondo punto per me fondamentale, è l'espressività della nostra modella: spesso si è abituati a credere che per la fotografia di glamour o erotica basti un corpo mozzafiato ed una bella location ed il gioco è fatto.
Nulla di più sbagliato, niente è più brutto di una fotografia glamour dove il viso è… assente. Non perdiamo solo il tempo a curare le luci, l'abbigliamento e la location… ma, impariamo a far trasmettere a colei che avremo di fronte all'obiettivo delle emozioni: guai se il viso non "racconta" quello che fa il corpo.
Dovremmo oltre che ad essere dei seri fotografi, anche dei buoni psicologi, capire attraverso la gestualità o le espressioni della modella se ci sono dei disagi o imbarazzi di varia natura.
Più riusciremo a mettere a proprio agio la nostra modella smussando le eventuali difficoltà psicologiche nel posare, più avremmo la garanzia di portare a casa un buon lavoro.
Il discorso vale sia per la modella neofita sia per la professionista: quest' ultima se vive serenamente il servizio eviterà di fare quelle espressioni standar che nella sua esperienza ha acquisito, ma sarà coinvolta emotivamente nel nostro progetto e darà il meglio di se stessa.
Anche la modella più scafata al primo servizio, se non conosce il fotografo, si sentirà nervosa ed insicura. Non abbiate fretta nel iniziare il lavoro, è meglio iniziare 10 minuti dopo ma con il sorriso sulle labbra, che correre per la fretta di scattare ed avere di fronte un burattino rigido: un buon caffè e una simpatica chiacchierata iniziale spesso fanno miracoli.
Non siate incerti od insicuri durante il lavoro, abbiate le idee chiare di dove volete arrivare con il servizio che state per intraprendere, se la vostra modella percepisce in voi l'insicurezza normalmente l'insuccesso è sicuro, ricordatevi sempre che avete a che fare con un essere sensibile e delicato quale è la donna che per sua natura necessita di sentirsi protetta ed in buone mani, se riuscirete a trasmetterle ciò avrete la sua più totale disponibilità con conseguente successo del servizio.
A tal scopo sia che lavoriate in un set esterno o in uno studio, create un angolo privato dove la nostra protagonista si possa cambiare e truccare in intimità senza essere, anche in quel frangente, sotto gli occhi di tutti.
Servirà molto a farla rilassare e a renderla maggiormente disponibile.

Trucco e acconciatura

Uno degli elementi fondamentali che compongono la fotografia Glamour è la fase trucco.
La funzione di questa delicata operazione che precede lo scatto è determinata da essenzialmente due fattori:
  • coprire eventuali difetti o imperfezioni della pelle
  • esaltare le parti o le doti migliori della modella

È inutile dire che i migliori risultati si ottengo attraverso l'utilizzo di un professionista del settore, ma purtroppo i costi non sempre moderati li rendono inaccessibili ai fotoamatori.
Sarà quindi necessario che il soggetto si trucchi da solo, cosa spesso semplice e veloce se il soggetto è un uomo, decisamente più complessa se il soggetto è una donna.
Teniamo presente che in questo genere di fotografia il trucco non riguarda solo il viso, ma può interessare tutto il corpo: spesso gambe e seni presentano antiestetici segni causati dall'abbronzatura che vanno corretti con un adatto fondotinta o fard allo scopo di rendere uniforme il colore della pelle.
Il trucco per fotografia dovrà essere un po' più pesante del solito trucco che il soggetto usualmente utilizza, ma mai se non esplicitamente voluto, diventare una mascherata.
L'effetto clown è sempre da sconsigliare: a parer mio il trucco migliore è quello in cui il ruolo degli occhi e delle labbra è determinante, viso mai troppo scuro con una sola marcatura per le labbra e gli occhi in modo da far sì che questi due elementi prendano il sopravvento emotivo sulle altre parti del corpo.
Come il trucco anche l'acconciatura assume il suo ruolo importante per il risultato finale. Infatti la correzione geometrica del volto può essere determinata da una buona acconciatura.

Un viso tendente all'ovale si può arrotondare con una pettinatura stile frangetta che accorcia la fronte mettendo così in risalto le guance. Se invece abbiamo un viso tondo, i capelli dovranno scendere sui lati lasciando la fronte scoperta e mascherando la curva delle guance.

L'attrezzatura per la ripresa

Non entrerei a disquisire su che fotocamera è meglio utilizzare, se un ingombrate banco ottico, medio formato o una più versatile 35mm: ognuno ha le sue preferenze, anche legate a ciò che si vuole ottenere.
Di norma la fotocamera più utilizzata era, ed è, la 35mm ora soppiantata da quella digitale.
L'argomento comunque è così vasto da non permettermi di affrontarlo in questa breve relazione. Una cosa è certa: l'avvento della fotocamera digitale ha portato nella fotografia di moda e nello specifico della fotografia glamour un'aria nuova e più fresca.
Lo so che per i puristi dell'immagine (ormai rimasti in pochi) l'argomento digitale è ancora fonte di accese discussioni e tabù, ma è innegabile che problematiche prima irrisolvibili o perlomeno fastidiose, ora sono tranquillamente affrontate attraverso il sistema digitale dalla maggior parte di noi professionisti e non solo.
Inoltre sul discorso qualità io reputo che lo scatto in digitale non abbia più nulla da invidiare allo scatto in analogico (pellicola).
Rimanendo legati all'argomento glamour alcuni esempi su tutti: quanti scatti abbiamo dovuto eliminare nel tempo a causa di elementi di disturbo che comparivano inevitabilmente sulle nostre immagini, specialmente quando si lavora su location esterne dove non sempre tutto ciò che ci stava attorno si poteva modificare?
Oppure quanti altri scatti di belle figliole con il viso più accattivante che mai eliminati perché inevitabilmente sotto una determinata luce compariva inesorabile l'innominabile cellulite incubo di quasi tutte le donne.. normali?
O il brufolo inopportuno che sbucava come un fungo inatteso sul perfetto viso della nostra musa ispiratrice il giorno stesso dell'agoniato servizio?
Bene, ora con un clic sul nostro pc corredato di un programma di fotoritocco tutto ciò che prima era fantasia o comunque un pesante lavoro ora è possibile farlo.
Quindi assodato che utilizzeremo una reflex digitale, e chiedo venia a coloro che non la pensano come me, passiamo all'argomento che sta appena dopo alla fotocamera.
Le ottiche
Qui il campo di discussione si restringe penso che nessuno che si reputi un fotografo neghi il fatto che sia sbagliato utilizzare per il ritratto/glamour un obiettivo al di sotto del normale, a meno che non sia per un effetto particolare.
L'obiettivo grandangolare se utilizzato a distanza ravvicinata dal soggetto tende a deformarne i lineamenti in maniera maggiore dove diminuisce la focale, se invece vengono utilizzati da una distanza maggiore il rischio e di disperdere il soggetto in uno sfondo troppo ampio dove tutto è a fuoco, o quasi, perdendo quindi il significato che si voleva dare all'immagine.
Ricordo che stiamo trattando il tema glamour/nudo, quindi come detto agli inizi esso è sinonimo di fascino e sensualità, non so a parer mio quanta sensualità ci sia in un corpo di donna volutamente deformato da un improprio uso di un grandangolare.
I teleobiettivi al contrario riproducono meglio le proporzioni del corpo e del viso inoltre grazie ad una ridotta profondità di campo è possibile sfocare dietro al soggetto in modo da isolare la figura in primo piano facendo si che l'attenzione si sposti solo sul soggetto in primo piano e non si disperda sui dettagli posti dietro.

Il discorso vale non solo per i servizi in studio ma anche per le location esterne, dove la fantasia ci porti a fotografare in esterni delle immagini glamour, salvo casi eccezionali l'uso di focali medio lunghe e sempre consigliabile, l'interesse nostro è che la nostra fanciulla sia l'elemento principale dell immagine e nulla dovrà distogliere la nostra attenzione dalla sensualità provocante proposta dalla nostra protagonista, tutto ciò che è in secondo piano deve aiutare a far emergere l'erotismo e non a confonderlo o annullarlo, a tal scopo impariamo ad usare saggiamente le focali senza dimenticarci anche dell'importanza del diaframma che è parte integrante di uno adeguata della sfocatura finale.
Spesso in location esterne, se non sotto il sole e usando la sola luce naturale, saremo costretti ad usare un cavalletto onde evitare il famoso e fastidioso micro mosso causato dall'utilizzo del teleobiettivo usato in condizioni di luce precaria quindi con tempi di esposizione bassi sempre ammesso che il nostro soggetto non sia in movimento in tal caso saremo obbligati ad usare un tempo più veloce.
Altra attenzione dovendo utilizzate teleobiettivi è la messa a fuoco, l'uso di diaframmi aperti per valorizzare la sfocatura o perché si è in condizioni limite di luce fa sorgere il rischio di sfocare parti importanti del corpo, in questi casi sarà bene focheggiare sugli occhi, anzi ancor meglio sull'occhio più vicino alla fotocamera: ciò darà all'immagine una discreta impressione di nitidezza.

L'inquadratura
La composizione dell'inquadratura rappresenta la scelta e il posizionamento degli elementi da riprendere all'interno del campo inquadrato.
Per ottenere una buona composizione esistono molte regole che principalmente si basano sulla disposizione geometrica del soggetto in punti ben distinti della nostra scena.
Nella fotografia erotica o glamour le immagini si compongono attorno ad una modella nuda o seminuda, lei può essere il soggetto principale ove la nostra attenzione si concentra, o inserita nel contesto di un immagine tipo paesaggistica dove tutti gli elementi compositivi pesano quasi in egual misura.
Non esisto regole precise per creare un'immagine glamour con forte tensione erotica, il tutto deve essere comunque armonico, dalla posa della modella a suo viso, che deve tassativamente trasmettere un'emozione in sintonia alla posa che assume.
Si cercherà di non inserire elementi di disturbo nell'inquadratura, sempre che non lo si voglia, per non distrarre la ns attenzione dal soggetto che noi riteniamo principale.
Cerchiamo, nel limite del possibile, di previsualizzare la nostra fotografia finale, poniamoci prima di scattare la domanda di che cosa vogliamo trasmettere con questa foto, e quali sono le emozioni che vogliamo far emergere.
L'ambientazione deve essere in sintonia con il soggetto o al limite totalmente contrastante (cosa che io amo molto) cioè riprendere il soggetto magari in una location fatiscente e degradata, tanto da aumentare a livello esponenziale il distacco tra il piacevole e lo spiacevole.
Il taglio orizzontale o verticale dell'inquadratura normalmente deve avvenire in base a come è disposto il soggetto.
Orizzontale se la modella è sdraiata, verticale se la modella è in piedi o in ginocchio: ovviamente non sono regole fisse tutto si può stravolgere e modificare in base a ciò che vogliamo ottenere e dalla nostra fantasia.
La luce artificiale
Illuminatori a luce continua


Nel campo dell illuminazione artificiale le lampade ad incandescenza per una serie di caratteristiche si rendono ideali per le riprese in studio o, in particolare modo x il neofita, vuoi per il prezzo contenuto e per la loro robustezza. L'uso pratico di questi illuminatori è assai facile ed intuitivo dopo averli accesi basta direzionarli per rendersi subito conto dell'effetto luminoso risultante.
A scapito di questi illuminatori vi è l'eccessivo consumo di corrente spesso se le lampade sono multiple provocheranno il sovraccarico e scatterà il contatore, inoltre se utilizzate in ambienti poco ampi e durante il periodo estivo la temperatura che si verrà a creare sarà insopportabile rendendo ingestibile una qualsiasi forma di trucco si voglia utilizzare sui nostri modelli.
È consigliabile inoltre per smorzare la durezza della luce, se non riflessa, l'utilizzo di un diffusore da porre davanti alla lampada.
I Flash da studio
Normalmente nelle riprese professionali vengono utilizzati dei flash elettronici diversi da quelli usati nel campo amatoriale.
Questi a differenza di quelli portatili dispongono di una potenza molto elevata permettendo così di lavorare con diaframmi molto chiusi anche in ambienti molto vasti.
Sono quasi sempre muniti di regolatori di potenza che variano la quantità della luce emessa. Su di essi possiamo utilizzare un infinità di accessori atti a modificare ammorbidire o concentrare la luce:
. Parabole di varia ampiezza utili per concentrare o diffondere il flusso di luce
. Ombrelli e bank utili per attenuare i contrasti ed ammorbidire la luce
. Alette rompiflusso, griglie e spot utili per concentrare o creare zone d'ombra.
Gli accessori forse più usati nel campo della foto glamour sono i bank e gli ombrelli.
I primi sono dei contenitori tronco-piramidali con le pareti laterali argentate e quella frontale traslucida da cui passa la luce essi consentono di ottenere delle luci morbide che se usati lateralmente sul corpo creeranno una luce che ne esalterà le forme.
Similmente anche gli ombrelli servono per ammorbidire e diffondere la luce ma producono una minore uniformità di luce. Il difetto, se così si può chiamare, viene mitigato dalla loro praticità: come gli ombrelli da pioggia infatti essi si chiudono e occupando uno spazio ridottissimo diventano ideali per il trasporto.

Tecniche di illuminazione di base

È inutile dire che le tecniche sono infinite come la nostra fantasia, dipendono sempre dalle immagini che abbiamo in mente di ottenere.
Nella maggior parte dei casi cioè quelli più classici utilizzeremo dai 3 ai 4 punti luce.
La qualità della luce che andremo utilizzare è fondamentale per cogliere e rappresentare le modelle nel miglior modo possibile.
Inizieremo quindi a piazzare la luce principale, cioè quella luce che dominerà la scena od il soggetto.
Potremmo avere:
  • luce frontale e diretta, quasi mai consigliabile, poiché produce ombre nette sul fondo e non valorizza il rilievo del corpo da fotografare
  • luce morbida a 45% ed orientata un po' dall'alto, migliora il senso di rilievo ed accentua il senso erotico
  • luce laterale o di taglio, esalta al massimo le forme del corpo e consente di creare immagini ricche di chiaroscuri
  • controluce, l'effetto contribuisce a conferire una lucentezza ai capelli e disegna il contorno della figura, se è l'unica fonte di luce si otterrà una silouette o nel migliore dei casi i lineamenti del viso appariranno scuri e privi di rilievo.

Fatto ciò la luce successiva da sistemare è quella del controluce o d'effetto che ha la funzione di creare il rilievo e mettere in evidenza il profilo del soggetto.
Questa luce è la principale responsabile per dar risalto al corpo e per evitare che l'illuminazione complessiva non risulti troppo piatta.
La terza luce la chiameremo di riempimento, è sarà quella esalterà i dettagli nelle zone d'ombra e creerà un contrasto ottimale della scena
L'ultima sarà quella puntata su un particolare che vogliamo evidenziare, spesso sono i capelli.
In questo caso da enfasi all'acconciatura del soggetto e aiuta a staccare la testa e le spalle dallo sfondo. Spesso uso anche altri flash per illuminare il fondare ciò serve acreare degli effetti più o meno luminosi che renderanno più vario il fondale.
 
L'autore del testo.
Dario Broch Ciaros, torinese, si avvicina alla fotografia appena dodicenne, vincendo il primo concorso nazionale, unitamente al premio speciale come più giovane fotografo.
Diplomato in fotografia unisce alla passione – elemento essenziale – una conoscenza tecnica di particolare efficacia.
Numerosi i concorsi vinti a livello nazionale prevalentemente nelle sezioni ritratti, moda e glamour, e altrettanto presenti i calendari, le pubblicazioni, le mostre e rassegne internazionali.
Unisce alla professione un intenso lavoro umanitario a fianco di associazioni operanti in Africa: le sue testimonianze fotografiche dell'immenso continente sono presenti in molte sedi associative cristiane.   Testo da Nikon School.


La modella.
Gaia la bionda modella, bellissima e sensuale  si è prestata per il workshop di Glamour e soft nude da PhotoStudioGT di Giorgio Taddia.

domenica 29 dicembre 2013

Street Photography Milano

Street Photography Milano 2013

Street Photography Milano ottobre 2013

Cos’è la street photography?

Come accade per molti argomenti riguardanti la fotografia, poichè essa è un’arte, non si può dare una definizione precisa di cos’è la street photography. Infatti, non è difficile trovare partecipanti a forum e gruppi di discussione che si dilungano nel cercare di delimitare questo genere fotografico.
Premesso che non è necessario individuare dei canoni precisi per cui potersi definire un fotografo di strada, per capire di cosa stiamo parlando è meglio individuare alcuni punti fissi. Infatti, se una definizione precisa non c’è, ci sono alcuni elementi che contraddistinguono le immagini che possiamo catalogare all’interno della street photography.
Prima di tutto, la fotografia di strada è caratterizzata da una forte spontaneità , in due sensi:
  • spontaneità del soggetto, che non viene fotografato in uno studio o in posa, in genere non viene nemmeno avvisato che verrà fotografato, e che si trova all’interno di un ambiente non costruito, impegnato in qualche attività;
  • spontaneità del fotografo, che deve improvvisare, deve cogliere l’attimo interpretando la realtà mutevole che egli si crea davanti agli occhi.
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La seconda peculiarità è sicuramente la presenza delle persone in quasi ogni scatto. Generalmente, la street photography documenta emozioni, relazioni, eventi quotidiani in cui gli esseri umani sono protagonisti.
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Terzo, le città sono sempre presenti nella street photography. Non si tratta necessariamente di grandi metropoli, ma è sicuramente più facile trovare occasioni per buone foto di strada in luoghi affollati, sia di persone che di cose. Oltre alle persone, le città forniscono allo street photographer il traffico, i cartelloni pubblicitari, le vetrine, migliaia di attività diverse, le luci quando si fa sera. Tutti questi gli ingredienti, mescolati opportunamente, danno vita ad una moltitudine di opportunità fotografiche.
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Infine, secondo me c’è anche un elemento un po’ più astratto e difficilmente misurabile, che è legato al forte peso dato nella fotografia di strada alle relazioni che intercorrono tra gli elementi inquadrati. Le relazioni tra i componenti di un’inquadratura, sono fondamentali in qualsiasi genere fotografico. Penso però che nella street photography queste rivestano in molti casi il ruolo di protagoniste. Molte foto appartenenti a questo genere, infatti, riguardano relazioni tra persone, tra persone e cose nell’ambiente urbano, tra forme sfuggenti che si creano in conseguenza all’eterno movimento della città.
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Ovviamente, esistono esempi di street photography che assolutamente non presentano queste caratteristiche. Esse servono solamente a dare delle linee guida, come vale per molte regole in fotografia.

I pregi della street photography

Su di me, le foto di strada ben riuscite hanno sempre avuto un effetto magnetico, la forza di catturare il mio sguardo e di tenerlo incollato. Ma cosa rende una foto appartenente a questo genere così efficace?
Innanzitutto, esse descrivono spaccati di vita quotidiana, sono caratterizzate da un forte realismo . Ma non si tratta di immagini che spiano la vita di qualcuno, roba da paparazzi. Si tratta invece di affreschi che descrivono i tempi in cui viviamo, l’essere umano in generale. Infatti, la street photography ha molti punti in comune con la fotografia di reportage.
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In secondo luogo, i momenti registrati nello street photographer sonoirripetibili, più che in altri generi . Ogni foto, tranne forse quelle di studio, fissa una scena che non si ripeterà mai identica. Però, quando si parla di fotografie scattate per strada a soggetti qualunque, le variabili in gioco sono moltissime e quindi il momento in cui queste variabili creano un’immagine bella è ancora più prezioso.
Poi, senza dubbio, un punto di forza indiscutibile sono le persone . La figura umana all’interno di una foto costituisce sempre un punto di interesse inevitabile. Il ruolo centrale che le persone rivestono nella fotografia di strada è quindi per esse un arma segreta.
Infine, l’improvvisazione, l’immediatezza caratteristica della street photography induce l’osservatore a sentirsi parte dell’azione o della situazione fotografata. Infatti, la stragrande maggioranza degli street photographer consiglia di usare lunghezze focali corte, grandangolari. In questo modo chi fotografa è costretto ad avvicinarsi ai soggetti, per dare loro la giusta rilevanza all’interno dell’inquadratura e quindi è costretto anche ad immergersi nella scena che sta immortalando.

Le difficoltà per il fotografo di strada

Effettivamente, la street photography presenta alcune difficoltà, alcuni ostacoli estranei agli altri generi fotografici.
Un bravo street photographer deve innanzitutto essere in grado di cogliere l’attimo : un gesto, un movimento, l’interazione tra forme, una variazione della luce. Quindi, il suo occhio deve essere allenato e la sua mente deve essere reattiva. Ciò significa che devi aggirarti con la fotocamera accesa, pronta a scattare, scrutando tutto ciò che ti circonda e identificandolo al volo le migliori opportunità fotografiche.
La velocità di azione necessaria e la velocità con cui i soggetti si muovono rendono indispensabili tempi di esposizione brevi . A seconda del momento della giornata e del tempo atmosferico, la luce disponibile potrebbe non essere sufficiente a garantire foto correttamente esposte con tempo di esposizione abbastanza breve (probabilmente non più lento di un 125 si). A seconda della macchina fotografica che usi, questo potrebbe costituire un problema perché ti potrebbe costringere a dover alzare l’ISO e di conseguenza ad aumentare il rumore della foto.
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Un’altra enorme difficoltà, probabilmente la principale, è legata al fatto didover fotografare le persone . Il pensiero di puntare l’obiettivo verso uno sconosciuto e di fotografarlo, così senza preavviso, per me è un grosso deterrente. Invece, i fotografi di strada esperti ti racconteranno sempre come a molte persone non dispiaccia essere fotografate e altre addirittura lo apprezzino. Certo, è meglio evitare di disturbare qualcuno evidentemente indaffarato in qualcosa di importante o nervoso, o in difficoltà.
C’è anche chi consiglia di chiedere il permesso prima di scattare. Però ciò fa perdere immediatezza e quindi snatura un po’ la foto. Senza dubbio, che tu chieda il permesso oppure no, è bene essere sempre disponibile a cancellare la foto qualora ti venisse richiesto, ma soprattutto a dire grazie per aver fatto da modello improvvisato e involontario.
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Anche la luce può non aiutare . In primo luogo, poiché la street photography è in genere eseguita all’aperto e quindi sei in balia delle stagioni, del tempo atmosferico, dell’ora del giorno. In secondo luogo, perché spostandoti attraverso la città potresti trovare elementi che producono ombre spiacevoli, oppure che ostacolano o trasformano la luce in un modo che non ti piace. Infine, dovendo cogliere l’attimo potresti trovare i giusti soggetti, la composizione perfetta, ma una luce inutilizzabile, e non avresti il tempo di cambiare punto di vista.
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Come ultimo ostacolo, se vuoi fare street photography, devi dimenticarti il 90% della tua preziosa attrezzatura . La maggior parte degli street photographer usa fotocamere piccole, che sono poco visibili, e lunghezze focali corte e fisse. Quindi la tua reflex e tutti i preziosi obiettivi e accessori vari sono sconsigliati.

Artisti e altre fonti di ispirazione

Come scrivevo sopra, la street photography, anche se forse all’inizio non la chiamavano così, è nata molto tempo fa (rispetto all’età della fotografia in generale). Perciò esistono fotografi che hanno lasciato il segno su questo genere fotografico decine di anni or sono e altri che lo praticano oggi. Osservare e studiare l’opera di questi autori è sicuramente molto importante, direi indispensabile, se vuoi praticare seriamente la fotografia di strada.
Un nome su tutti che devi conoscere è Henri Cartier-Bresson, che oltre ad essere riconosciuto come uno dei capostipiti della street photography, è anche uno dei più rinomati fotografi di sempre. Cartier-Bresson ha coniato il concetto di “momento decisivo”, riferendosi al momento giusto da immortalare per ottenere la foto perfetta.
Nelle sue foto non trovi solamente questa capacità di cogliere il momento decisivo, ma anche un’uso sopraffino delle composizione, una conoscenza delle geometrie all’interno dell’inquadratura che gli veniva dalle profonde conoscenze artistiche. Il materiale che puoi trovare su di lui, anche solamente online, è infinito, perciò non hai scuse per non conoscerlo.
Altri nomi storicamente associati a questo genere fotografico sono:
  • Joel Meyerowitz
  • Garry Winogrand
  • Chris Steel Perkins
  • Robert Doisneau
  • Helen Levitt
  • Brassaï
  • Alex Webb
  • Bruce Gilden
Fotografi più recenti che mi hanno colpito in diversi modi sono:
  • Thomas Leuthard, dal cui sito http://www.85mm.ch/ puoi scaricare gratuitamente due interessanti ebook,
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Infine, su http://www.street-photographers.com/ trovi una vetrina per fotografi di strada su cui potrai sfogliare tra numerosissimi autori e trovare quelli che senti più vicini.
Se vuoi imparare arte e tecnica della street photography e leggere interviste a veterani di questo genere, ti consiglio il doppio ebook I fondamenti della street photography. Per saperne di più, ecco la mia recensione: recensione de I fondamenti della street photography.
E tu cose ne pensi della street photography? Hai qualche autore che tieni d’occhio?
Grazie a:

Autore: Alberto Cabas Vidani

Alberto è il creatore di FotoComeFare e l'autore della maggior parte degli articoli. Fotoamatore appassionato, condivide le sue conoscenze in maniera da renderle il più possibile comprensibili a fotografi di qualsiasi livello.